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Il poeta scrive di sé, della sua anima, del suo cuore. Scrive della strada e per la strada che percorre. Scrive per mettere un paletto alla sua crescita interiore o alla sua difficoltà di crescere. Scrive per scattare un’istantanea di ciò che è e che di lì a poco sarà stato. Scrive per dipingere un quadro, abbozzare un disegno, strappare uno scarabocchio di ciò che visivamente si può rendere musica solo con le parole del cuore. Gli serve per quando risosta, per quando torna a ripensare alla direzione del suo cammino, per quando vive la gioia e ricorda il dolore e per quando vive il dolore e ricorda la gioia. In questo scrivere di sé il poeta scrive per l’altro. Scrive per chi ama, scrive per chi non ama. Scrive perché l’altro possa con lui crescere e assaporare nelle proprie soste ciò che anche il poeta ha vissuto. Il poeta condivide perché l’altro possa cogliere ciò che lui ha colto. E quando l’altro, che per il poeta è un altro sé, offre riscontro, il poeta si espande ed espande sempre più la propria scrittura. Si espande di cuore nel cuore, si espande lessicalmente facendo musica, si espande geograficamente, si espande nelle pieghe della storia. Il riscontro per il poeta è occasione di ulteriore crescita interiore. Per questo il poeta non vuole emergere. Non cerca adulazione. E’ riservato. E non è un esteta, non rincorre l’aulico vuoto e vano. Non cerca i complimenti inutili o la pubblicità a tutti i costi. Sa che di poesia non si vive nella vita reale ma sa che nulla nella vita reale vale più d’un mondo fatto poesia. Il poeta ha necessità interiore di espandersi in osmosi con l’altro. Il poeta è cosmico. Togliere al poeta la possibilità di confronto con l’altro è uccidere un’anima che vuole essere cuore.

La cosmicità del poeta oggi può vivere un’era senza confronto per la sua originalità e le sue potenzialità. L’avvento dei social networks rappresenta per il poeta autentico un’occasione irripetibile di fare della sua cosmicità la strada immediata, efficace, incisiva di crescita per sé e per l’altro. I cinguettii di Twitter ne sono un esempio. E Facebook, con le sue Pagine, i profili personali ed ora le nuove versioni dei Gruppi. La Pagina pubblica resta fondamentale affinchè le peculiarità del poeta vengano sempre più contornate, colorate, musicate. Ed ora anche i Gruppi che ricordano sempre più i “cenacoli” di vecchio stampo ma con possibilità esponenzialmente più grandi. A patto che non si intendano i Gruppi come una nuova versione di Pagina. La tentazione di aprire un Gruppo e catapultarci dentro gli amici, facendo così ciò che non si è riusciti a fare con i fan e quindi realizzando artificialmente un consenso mancato, resta grande. Ma questo i social networks lo sanno e sicuramente giungeranno nuove regole, quantomeno per difendere le loro necessità di advertising e business sulle Pagine. E’ importante invece che i gruppi tematici – sulla poesia ad esempio o la scrittura in genere – si specializzino ognuno in una peculiarità, avviando così un dibattito e un confronto che fa crescere tutti. Qui gli Editori stanno mancando una grande opportunità. Il poeta non mette su Gruppi. Il poeta è trasversale a tutti i Gruppi. Ma il poeta ama i Gruppi quando questi sono messi su da chi vuole fare ed essere cultura. Al tempo stesso il poeta rifugge i Gruppi dove l’unica arte è quella di postare per mettersi in mostra. Sempre perché il poeta non cerca adulazione o la pubblicità a tutti i costi. Il poeta non ha come obiettivo emergere ma espandersi dentro in osmosi con l’espansione dell’altro.

francesco nigri

30.04.2012

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