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E sospiravo quel tramonto
cheto e sazio di fronde a riva
un’isola in mare ormeggiata
e i suoi remi arretati a barca
dove specchia d’arancio il cielo
e l’orizzonte in scorze dolci
e un calare di te riscrive
l’acceso sguardo d’onde piene

Ora qui su un molo stendato
che si finestra ancora vela
dove condussi il tempo in spuma
marinaro di rughe e cuore
si reintona quel mio timone
e l’acqua canta il suo salmastro
denso di scrivano piccolo
che all’immenso si versa in goccia

Sarò l’isola e il continente
ne sarò soffio e fiero vento
sarò quel largo d’alto mare
dove pescare in reti colme
mi allatterò dei suoi colori
sapori al pane profumato
e già ne sento il bacio tondo
di guancia e labbra e riccio in lingua

Zolla di profonda semina
il pescato incolto d’umido
già rifiorisce primavera
nel suo brillare al sole caldo
e a notte quando è notte fonda
si riprepara all’alba il remo
amare che si versa in vero
è mare che non s’asciuga mai

francesconigri©31.03.2013