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Scriverei il più profondo della notte
sbracciato di mare in cui fui d’isola
macchiato di cuore del suo tramonto
ferisce e accende e l’ami e più ti nuota

Fidato sudai lo sguardo e la scorsi
stupito del suo ergersi oltre ogni scuro
squarciava il cielo di tinta di luna
e già ero continente dell’approdo

Se vi lasci il cuore per riviaggiarti
è ciò che estate fa di un lungo inverno
fama di sole e di turchese asseta e
non è zolla ‘sì ammarata che spumi

Non c’è sentiero così d’onda o solco
nè carena si lacrima di vetro
del fazzoletto bianco del tuo darti
teso a lenzuola di pan di zucchero

Scriverei il più profondo questa notte
quello che unisce in terremoto e fonde
cucirei tra le terre di maestrale
il dipinto che estate fa all’inverno

E come il buio mi fece molo e faro
stellando all’impensabile ogni piega
del più pregiato sughero poi amerei
in carne radico di cielo e vene

francesconigri©06.05.2013

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