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I colori della cera luminano i giorni spenti
il profumo del vino ne accende i rivoli
e poco importa se ora la botte è vuota
ho scritto nello sguardo il cerino che scintilla
e il sapore che canta il bicchiere alzato

A Trastevere ogni ricordo rampica al domani
le mura dei palazzi se ne adornano di panni
l’umido è sempre pronto per un sudore nuovo
coglie i raggi dei versi sciolti per i vicoli
e ne fa lingua che pulsa di cuore semplice

Nei passi del sedimento vado e torno
come l’oste che corre e poi riaffaccia
e quando sembra che il tempo sia passato
è solo un’ora che t’incanta e impasta
e una salva di cannone ricorda il mezzogiorno

E canto il pomeriggio che verrà e poi la sera
forse m’innamora l’idea dell’alba nuova
quest’attesa che passeggia d’intorno al fiume
e come goccia d’un pasteggio sulle labbra
il dito la raccoglie e l’insaliva di sorriso

Per un attimo il Tevere non mira i suoi baci
e i lucchetti sono ancora chiusi e senza chiavi
sento solo l’abbraccio della sua spuma che schizza
tra i tavoli vuoti delle sue sponde si feria il corso
dall’altra parte forse m’innamorerò e ‘sì m’appresso

francesconigri©17.08.2013

Roma, Trastevere

Anche le immagini sono tutelate da Copyright©

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