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E tanto carezzai il tuo sonno
e baciai di scalpellio umido
in quei tuoi sogni più nascosti
le palpebre dei bui silenzi

che ogni poro nelle stagioni
fece marmo d’attesa grazia
ed il tempo ne incensa ancora
del tuo viso il mio ventricolo

La statua rampica pareti
innalzate dell’oracolo
e il sudore dell’afa estiva
s’altalena dei temporali

Scorre il Tevere ed è più gonfio
mi pulsa nelle vene pieno
sembra il mare che mi ritorna
d’impeto che saliva il cuore

Voglio un bacio che sia carnoso
saporito di mani pregne
su pelle che seta il brivido
in canto nudo a piedi scalzi

Mai tarda l’ora dell’amare
ma non s’attarda il suo respiro
e l’alito ha il gusto del pane
che si dà di mollica e crosta

francesconigri©20.08.2013

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