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Dolce t’acino di baci
mi tralci e ti vendemmio
i tuoi grappoli su di me
si stendono di coppa
e bevo il tuo saporarmi
di nettare di mosto

L’acqua si vapora al passo
d’una via di papille
il gustarti si zucchera
d’una lucid’ebbrezza
e l’acre si volge a follia
del viverti fertile

Così m’inebri in visione
ti sogno d’occhi aperti
la notte è luna sveglia
del cuore insalivato
ma la tua voce è spersa
di stelle di vigneto

È un filare all’orizzonte
che s’eleva in collina
tocca di cielo e ne brilla
te lo sfiora allo sguardo
ma mai ti si fa carezza
e il calice si vetra

Il saperti e il non averti
sa d’un abbraccio vuoto
il saperti e non saperti
di nottambula sete
eppure sfamerei il mondo
del vivere d’amarti

francesconigri©05.09.2013

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