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C’è un tempo in cui sei stanco
dei territori immobili
stanco dei viaggi senza strade
o di terre senza stagioni
stanco di vicoli e di vie
casette e case
e cerchi il mare
lo cerchi immanente
come dalla finestra della scuola
quando sognavi di squarcio

Poi scopri che il mare s’attraversa
non ha strade ma vuole barche
contiene tutte le stagioni
ma puoi perderti o annegarti
e dopo un po’ vuoi terra
e vivi la tua solitudine

La solitudine è una farruca a sè
dedicata solo a sè stessi
forse vive del rimbombo dei tacchi
o del canto di nenia che la grida
grida del palpito che vuole aria
come la notte alle sue stelle
o come le stelle alla luna
e tutto spera il sole che
non sia più riflesso

Un bicchiere di vino
o una bottiglia
cercano il bacio del sorriso
lo cercano di pelle e di quotidiano
e poi la meridiana svela il trucco
del conto delle ore
e dei suoi ingranaggi

Speri in un amore
e ne cogli di fiori
come tante primavere
che attendono la porta
e poi ritorna sempre
quella fame di languore
dell’amare oltre
che non trova il porto

In quel tempo
inizia il vero viaggio
quello che non torna
e vuole solo andare
la vera meta è lì
nell’anima che cammina
ed è ogni meraviglia
d’isola o di continente

Rivedi i golfi e gli altipiani
e le onde e i torrenti e i laghi
i voli passeggeri
e i binari rumorosi
e ogni cosa
ogni goccia
ogni lacrima
ogni sudore
ogni latte
tutto diventa il pascolo
per la transumanza a sè

francesconigri©12.09.2013

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