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Quando il fico era ancora d’acerbo
e la scorza chiusa e spessa
un bacio di sole al mezzogiorno
lo carezzò di tenero
il suo zucchero seppe di bocca
ed il guscio aprì il fertile

Una mano di terra l’accolse
e se lo portò al mare ampio
dove l’uva cresce di salmastro
e il vino sa d’onda al cielo
lì il pane è d’alto e di crostoso
e l’olio si unge d’ulivo

La foglia conobbe le stagioni
la spuma nuda allo scoglio
il sasso che ruscella la sua fonte
la sabbia che si battigia
la conca che s’allaga d’azzurro
le cime e i pendii e il vento

Il soffio si musicò ai colori
e il profumo tinse i tempi
i viali si riempirono di vie
ed i vicoli di calli
i suoi fiori seppero di forno
ed il languore s’affamò

Il frusciare navigò di solchi
d’una semina al fondale
il gemito conobbe il fremito
d’urlo silente il lamento
e le note trovarono il suono
nella parola che canta

Una pelle ne vestì il brivido
e s’appassionò di cuore
la carne seppe del latte denso
di labbra ai seni turgidi
e l’umido che lievita il pane
fu il succo delle sue rughe

Nacque così o forse mi rinacque
quella magia che mi scrive
mi versa di penna e mai la fissa
è un volo che spoglia e slancia
ed a lei canto d’ali del sangue
l’ode della tarda estate

francesconigri©14.09.2013

* Alla Poesia

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2 thoughts on “Ode della tarda estate *

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