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La fame dell’amare scrive gli occhi
di quel languido nuvolarsi in pelle
d’ogni brivido che pupilla i pori
del palpito che canta il tempo ai tempi

Tutto soggiace al ritmo che penetra
del rarefatto che attorno alita
come un respiro in vetta che sprofonda
e libera il profumo d’erba incolta

È un prato sempreverde di quel mare
che coltiva di frutto il suo fondale
e più s’attende al solco delle reti
quanto più di spuma la terra bagna

Affamami d’insazio che ti langue
e che dell’affamarsi vuole fame
si langue in me l’acqua della mia bocca
di quella tua sete del mio languore

francesconigri©19.11.2013

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