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Il circo è pieno e nessuno ride
nessuno gode più neanche gli orgasmi
la platea è asciutta della sabbia unta
e padri e madri si vestono di clown

Il plauso dei figli è quell’orgoglio
ch’è rimasto al tendone della fila
il tempo ne costa tutto l’ingresso
e il conto è un soffio svuotato in vena

Tutti domatori del già domato
tutti atleti del non funambulare
i cavalli sono teste di legno
e le bandiere sempre più piccole

Neanche le musiche di Federico
stridono più il carrozzone in tramonto
le tigri dinoccolano alle veline
e i fumi del nulla sonnano pelli

Anche Mia vuole l’alito dell’aria
e lo cerca di raccordo nell’erba
degli ultimi fili all’inverno freddo
dove il brivido congiunge le zolle

C’è un orlo dove si cuce il respiro
del sangue doppio al ventricolo spesso
lì si pulsa la tensione che scoppia
e si veste il lutto di teli e panche

Ma se la cruna è stretta al ricco
il cammello ha imparato la gobba
i pifferai suonino ai loro topi
la carovana è un cucito al cielo

francesconigri©08.12.2013

* Spunto da un episodio di cronaca di Roma.
L’elefantessa Mia fugge da un circo per passeggiare e cercare erba.
Riflessione più ampia sull’asfittico circo dei nostri giorni.

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