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Forse una folata di vento e brina
aggiungerebbe all’alito di stelle
il maiuscolo firmamento caldo
allo sguardo del cercarti d’invano

O forse un vento folato di rami
scriverebbe le lettere di smosso
alle radici di zolle inzuppate
della pioggia del versarti di vene

I manti notturni delle mie estati
giacciono lì nel sapore di sabbia
dove promesse e illusioni di chicchi
annegarono la mia pelle nuda

Gli inverni ricorrono i passi svelti
tra i morsi delle miriadi di luci
il cuore palpita e vuole il suo nome
e il vago è un nervo nervoso e freme

L’amare vuole il suo tempo disperso
di fili di colla delle salive
di squarci goduti d’anime piene
e d’un soffio di follia alle stagioni

francesconigri©19.12.2013

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