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Malinconia che fiammi e bruci
nell’inverno dei seni freddi
il crepitìo di labbra secche
e ne salivi il latte in pelle

Più ardi e più ti poro e sudo
il gelo scorda i tesi rami
le labbra burrano di vene e
le piogge vestono di gocce

Un pò lacrime e d’un pò succo
la nostalgia che si ribella
la leggo al crespo delle ciocche
della nebbia che ‘sì arriccia

Baglia d’ancòra il sogno chiaro
indefinito del suo spesso
e il calore si ceppa al legno
di passi alla silente notte

Musica l’insonnia affamata
cerca il morso del bacio caldo
come un concentrico di luna
che onda il lancio nello stagno

Ed è un tuffo che si perpetua
mutano in fruscìo i singhiozzi
le mani carezzano il vuoto e
le visioni sperano forme

La pietra cenera e si coltra
comignola il tizzone andato
e nudo il tirarsi di spalle
ritrova il manto dello sguardo

È un viaggio del dentro che ciela
come di lucciole di fiaba
quando fonda di sottobosco
il mare frutta le sue maree

francesconigri©04.02.2014

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2 thoughts on “Malinconia che fiammi e bruci

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