Nel tempo d’un tavoliere
l’impasto fu di farina ed acqua
tra piogge di sole e di mare
un promontorio faragliò gli orizzonti
e il grecale ripartorì i suoi tempi
Fluttuarono come l’olio
figli di macina di pietre
e di legni di croci e di muli
e i loro sentieri nei venti
annodati di racidi piene
raccontano le zolle ai cieli ancòra
del profumo del salmastro
rivato alle sponde degli ulivi
Poi un tramontano svegliò il levante
e come di labbra di libeccio assetate
lo pose ad una coppa di mirto
e lo scirocco conobbe l’ostro
la sua passione e i suoi deserti
Non bastò il maestrale a
lavare le onde accese
e le spine della rosa
sanguinarono le correnti dei fondali
e le vene riguadagnarono il cuore
Un sogno
forse fu tutto un sogno in
cui sognai il timone della pelle dei tempi
e le vele furono piene
del desiderio del tempo governato
e dei suoi baci di rughe sensate
Cantò la lucerna di notte
cantò della pesca di scoglio
e la sabbia intrecciò le squame
colorando d’ambrato la luna
Pori aperti di palpiti
bagnati di note umide
sorrisi di occhi di barca
tra remi nudi a pelo di spume
E l’alba soffiò la primavera
il marinaio riconobbe il faro del giorno
e il tempo fu latte dei tuoi seni
a cui bevo i passi della danza
Mi danza il tempo dei tempi
da quando decisi di cantarti
ti trovai nel viaggio delle ali
e ti ebbi di ali del viaggio
Tu
sei tu la chioma bagnata dell’attimo
che dura la goccia del turchese
al buio del volgere d’ore
dei letti inquieti della posidonia
Corallo della natura mi coralli
E cos’è un anno o due o una vita
se non il guadagnarti al mio fuso
dei tuoi caraibi schiusi al mio solcarti
amarci di mari penetrati
Le saline mangeranno i nostri chicchi
ma già saremo d’uno oltre la vasca
francesconigri©04.03.2014