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La pausa del mare
è un mulinello

È un bersi

Una fuga finta
ad annegare l’aria
e che ribolle invece all’onda
dopo
subito
d’una spuma chiara di
cera calda
candela accesa che
scivola di luce

È un’elica che
spinge del contrario

Sprofonda
e poi riemerge altrove
riemerge di tutte le gocce
dell’innavigato

E sprizza
sprizza il fondale
il suo bagnato ed
i suoi bagni
e i remi ne bevono di
legno snodato
teso
immerso e vogante
assetato di profondo
lacrimante di pelo raso
tra i brividi d’una superficie
che insiste il flusso

La pausa del mare è
una fuga finta

È il centro del
volo dell’altalena

Le vele viaggiano le
spalle delle chiome
e le trame dei tessuti
sono gli occhi aperti
del gonfio sibilo del vento

La risacca è una molla tirata
lo slancio è una storia aperta
schiusa di piedi in avanti
e tutto
tutto è un salto nel respiro
dell’infinito gioco dell’amare

La pausa del mare è
un amare in corsa

Il treno sbuffa carico i
suoi forni
fila le sue cariche
e la nave rivive la ciminiera
della potenza che solca

E quanto mi piace
sì mi piace il
goderne i profumi
le essenze dell’acre che
smuove il salmastro
del salato che sospende le
gocce d’oceano
del distillato di mare
che ne sostanzia il nettare

Mi piace
mi piaci
quando ti bevi
d’un mulinello ebbro
e a me ti sprizzi
del mulinello inverso

francesconigri©13.03.2014

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