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Hai tanto fiorito la mia acacia
che il suo nettare ha il
tuo stesso sapore
e il suo colore è il
tuo sorriso chiaro
e profuma
della leggerezza del
tuo grondarmi

Ti sudo senza grumi
ti sudo di volerti
liquido d’espandermi a te
alla tua bocca che
sa bermi di pasto
come l’acqua dolce
come l’acqua dolce che
incontra il mare
e nulla
nulla è più
uguale all’estasi della foce

Melata
melata a me
di me
come nessun canto
mai
ha potuto musicare il
ronzìo del cuore
quelle note oltre le note
che salvano il pulsare
al motivo dello sciame

Mi pervadi e non mi pungi
mi bevi e non mi svuoti
la tua saliva principia il
mio nettare
e principia il tuo insazio

Così le salive
del mio miele al tuo salmastro
scriveranno i giorni
dell’arbusto pieno

Pieno della tua primavera
dei tuoi alveari
del tuo abitarmi
come un giardino atteso
come l’attesa d’un giardino
e le ville
le ville dei colli
come un suggere ai seni della vita
canteranno al Tevere
le spiagge che sanno
del nettare fluito
e dell’orgasmo dei rami fioriti
e la tavola dei tuoi giorni
non sarà più la stessa

francesconigri©19.04.2014

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