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Mi scrivi addosso col verso del mare
quello che spiaggia gli orizzonti
e porti con te le parole dei riccioli
quelle che legano l’aria alle anse bagnate

Sei un respiro maroso di transoceanico
e tanto mi respiri che ogni mio alito
non ha più il senso dell’asciutto

Il letto della mia terra protesa
è assetato delle tue chiome ricce
e mi palma di distesa al tuo pieno
al tuo tutto impesante e piumoso
aleggiata di migrante tornato

Tornata tornita a te mi forgi d’umido
e più la mia sabbia ti beve
più boccheggio della tua spuma

Boccheggio l’arsura di berti
come il riso alla risaia d’acqua
e ti cresco nel grembo di chicchi
e più m’imbevi e più ti pervado

Il tempo corre i tempi degli steli
e il nostro è nello schizzo alle ali
nella rugiada al sole del viaggio
nel vapore al raggio di schiuso
nello sguardo penetrato di quella
farina di zolle che cementa a secco
ogni muro centenario degli ulivi

E così ammari le fronde degli acini
e così mi ammari dell’olio limpido
e il tepore di tutti i fondali nuotati
sapora del pane e sapora del sale
e del denso che unge cristallino

E così colori e ricolori il terso
dello spesso che volge al sempre
come i primari ad un arcobaleno
e come alla primavera che ti canta

E t’amo sì nel verso del mare t’amo
t’amo d’ogni battigia e d’ogni piede scalzo
t’amo delle porte delle tue maree
e delle maniglie delle tue risacche

Sciabordarci in permanente rotta

E mentre gli scogli sgomenti si chiedono
cos’è mai quel mormorio che musica
le vele delle tue coppe sorridono
sorridono alla mia prua che risolca
e s’abbraccia il poi all’immanente attimo

Perchè loro non sanno no non sanno
che le note dell’anima viaggiano di baci
e suonano sì ora suonano quel tintinnìo
che scrive alle dita il sogno che fu bambino

francesconigri©24.05.2014

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