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La poesia vive in uno spazio frequentato da tutti, quello dell’anima. Per questo la sua realtà è spesso confusa con l’irragionevolezza.

Il sogno è il verso del primo e dell’ultimo canto quotidiano ma non per questo è la sostanza del canto bensì il suo anelito a sperare e a ricercare il definito nell’indefinito. Perchè per il poeta nulla è indefinibile. Egli vive la tensione del sapere e del sentire ciò a cui anela e tutta la difficoltà del fare storia della visione. La sua è tensione del voler rendere certo ciò in cui è troppo facile non sperare. Per questo il poeta non è nè isola nè terra, non è mare e non è cielo ma tutto attraversa con la sua umanità e tutto riempie d’anima. Il poeta sa che la verità è in questa tensione: non nel colmare spazi ma nello sforzo di trascenderli. La sua visione narra e dipinge di profumi che hanno sapore e le sue metafore parabolano il suo segreto senza svelarlo, perchè la verità si arricchisce della visione e della tensione di tanti.

Il poeta non accenna ma pennella di parole la musica. Anche quando mostruosità e catastrofi sporcano la sua terra, il suo mare, il suo cielo. Nel suo sporcarsi è tutta la sua pelle di cuore. In questo il poeta è il più grande giocatore nell’amare. Ma non conosce bische nè si avvale di trucchi bensì lo sguardo bambino di chi sa slanciare sè stesso sempre e sa anche piangere e sorridere. Lui conosce e compie il solletico del biricco e la mano soffice e setosa dell’amante.

Forse ha un’unica colpa. Quella dell’autenticità e del coraggio di osarla vivendo una speranza talvolta incomprensibile e incompresa, talvolta dolce (ma mai mielosa), tenera e carnale e talvolta drammatica, lacerata, lacerante.

Alcuni dicono sia intimamente avversario di Dio. Altri lo leggono e si avvicinano a Dio. A lui importa solo ciò che da Dio sentì dire tramite un suo amico: ama e fa ciò che vuoi.

francesco nigri

* Riflessioni a margine di “LA POESIA LUOGO DEL NULLA” di Alda Merini

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