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Il mattino è lieve ai tuoi garriti

Non striduli ma canti acuta

garbo del dispiego

di quel librarti d’ali che
intona le melodie dell’aria
flautata alle tue piume

Me lo regali

quel respiro

pindarica e giocosa

del filo
invisibile eppur forte
dell’alto che grazia il basso

E mi stormi
con te a te

ardita e pur decisa

del volo

ardito eppur sicuro

che mi leggera il grave

Garriti d’incroci baciati
e baci di garriti incrociati

si talama il cielo
e ciela l’alcova

È così semplice
questo complesso gioco

che rimembra il nudo
e spoglia dei tessuti

Tutto è un lancio incarnato

come il sonno dell’acqua
destato alle forre estive

d’inverso alle sorgenti

dinanzi alle cime in
sguardo d’estasi ballate

di mattino primo
o di crepuscolo

E chi avrebbe mai detto

che una tale glossinia
colorata di bessera

insperata

avrebbe danzato di rondine
per me
così
con me solo

giardiniere ai cieli
prima sognati

 

Francesco Nigri

 

francesconigri©06072018

E chi avrebbe mai detto | Francesco Nigri